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Il regno delle foche

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Le foche, anche chiamate "i cani del mare", sono conosciute per il loro carinissimo muso e la loro grande e morbida stazza che può arrivare fino ai 80kg per la foca comune e circa 4.000kg per gli elefanti marini del sud. Le foche sono animali marini pinnipedi, carnivori e ne esistono 35 diversi tipi in tutto il mondo che si dividono tra foche e leoni marini. Questi due si possono facilmente distinguere perché i leoni marini hanno orecchie, coda e possono camminare sulla terra al contrario delle foche che non hanno le pinne capaci di girare per camminare quindi sono abituate a "rimbalzare" sulla terra ferma per muoversi. (potete trovare u esempio su come le foche si muovono qui ). Le foche pur essendo animali che stanno sott'acqua non hanno le branchie, quindi come fanno a respirare? Le foche prima di immergersi in acqua ottengono una quantità di ossigeno che poi useranno durante le immersioni, così sono anche capaci di fare pisolini tra le alghe e i massi per no...

Il Novecento: dallo smoking ai jeans a zampa

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Disegno sulla belle époque Siamo nella Belle Epoque, la quale, anche in Francia, rifletteva e diffondeva lo stile londinese: nei primi anni del Novecento i capi più diffusi erano i completi: giacca, pantaloni con risvolto o senza, ma soprattutto gilet... spesso slacciati. Dopo il 1875 Lord Sutherland introdurrà per la prima volta lo smoking (o dinner jacket nel Regno Unito) composto da una giacca e una cravatta nera. Gli anni '20 segneranno un'epoca tutta loro per quanto riguarda l'abito maschile: gli stilisti cominceranno a creare vestiti molto più pratici e sportivi caratterizzati da un taglio comodo e semplice; questo stile verrà riconosciuto come lo “stile post guerra“. Dopo il termine della guerra, la Seconda Guerra mondiale intendo, partendo dagli anni '50, entreranno in vigore i jeans (indumento tipicamente usato dagli operai) accompagnati da una t-shirt; questo sarà l'inizio della moda maschile come la conosciamo oggi perché verranno indossati pure dalle st...

Ridondanza comunicativa, si può fare qualcosa?

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Tutti devono sapere tutto. Tutto è una corsa a chi sa di più. Viviamo immersi in un mondo di informazioni. Dall'attualità alla salute, dalla cucina all'arte. Cresce la loro accessibilità, un tempo decisamente più limitata C'è però un'altra faccia della medaglia. Da un lato abbiamo illimitate fonti su cui possiamo confrontarci, ma dall'altro è proprio questo il vero problema, può diventare un vantaggio fuorviante. C'è l'idea che tutti possano sapere tutto, ma non è così. Prima lo capiamo, e meglio stiamo con noi stessi. Siamo dipendenti dal sapere, ma ciò non porta al sapere stesso, porta alla dipendenza, all'ossessione di esso. Credo che questo fenomeno sia marcato anche dalla pressione sociale.  Viviamo in un overload informativo, ovvero un sovraccarico informativo cognitivo costante in ogni momento della nostra giornata; il nostro cervello non si è evoluto per ricevere così tante informazioni e sentire mille emozioni diverse; questo però ci rovina...

"Non scrittore, ma romanziere", intervista a Olivier Sillig

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Olivier Sillig , nato il 18 maggio del 1951 a Losanna, è un pittore, fotografo, regista, sceneggiatore e scrittore svizzero, ma soprattutto è mio nonno, ho quindi colto l'occasione e ho deciso di intervistarlo, facendogli qualche domanda sulla sua carriera artistica, più in particolare su quella da scrittore. L'intervista si è svolta in francese, e poi l'ho tradotta. Olivier Sillig Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore? Perché? Quando ero adolescente scrissi diverse novelle, ma ho capito di voler diventare uno scrittore solo dopo aver avuto le mie due figlie, le quali andavano matte per le storie che gli raccontavo, ed infatti erano per me il pubblico ideale in quanto mi facevano capire subito se ciò che raccontavo era interessante o meno. Anche prima che io iniziassi a scrivere seriamente, con l'intento di pubblicare i miei libri, scrivevo per sfogarmi, infatti i temi principali dei miei libri spesso riflettono l'angoscia che ho sempre provato, sin d...

Il mistero della soggettività dei colori

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- Ognuno di noi possiede una visione diversa di tutto ciò da cui è circondato, e il colore è uno dei fattori che più contribuisce alla nascita di pensieri differenti l'uno dall'altro.   Wassily Kandinsky, Studio sul colore, quadrati con cerchi concentrici, 1913 Il colore è ovunque: dagli oggetti che utilizziamo regolarmente, alle strade che attraversiamo la mattina per andare a scuola, ed è per me il principale esempio di visione soggettiva della realtà.  Sebbene la luce sia fisica, il colore è una creazione completamente realizzata dal nostro cervello, condizionato dall'interpretazione nervosa e dallo stato d'animo della persona singola. A seconda di questi fattori la visione del colore prende un aspetto soggettivo che non sempre viene considerato.  Da sempre, fin da bambini, ci viene insegnato a catalogare i colori collegandoli convenzionalmente a nomi e a significati; uno dei più grandi esempi sono le emozioni che dall'asilo ci sono state insegnate come associate...

Alla scoperta dell'animazione sovietica

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Spesso quando pensiamo ad un corto animato ci viene in mente la Disney con i soliti personaggi iconici conosciuti da chiunque. Ma perché limitarsi a quelli più famosi? L'animazione esiste a livello mondiale, ed è qua che ci vogliamo concentrare, su paesi  di cui le opere animate sono poco conosciute oppure parecchio sottovalutate o magari viste con una cattiva reputazione. Le opere che cito sono trovabili su YouTube gratuitamente, quindi se sei interessato all'animazione e a vedere qualcosa di un po' diverso puoi farlo senza perdere ore nel ricercarli. Glass Harmonica - 1968 Il corto, della durata di 20 minuti, non contiene alcun dialogo, si affida completamente all'animazione che è un mix di varie tecniche. E' stato realizzato nello studio Soyuzmultfilm, la colonna sonora composta da Alfred Schnittke, il tutto è diretto da Andrey Khrzhanovsky. L'opera  racconta di un artigiano che costruisce uno strumento musicale magico, l'armonica di vetro. Quando il prot...

Daniel Blumberg: da star dell'indie agli Oscar

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- Il mondo della musica Indie dei primi anni del decennio scorso era caratterizzato da rinascite, come quella del Rock alternativo , della musica Emo , dello Shoegaze e soprattutto del Noise, e uno degli esempi più iconici di quest'ultimo genere del periodo sono sicuramente gli Yuck,  un progetto fondato da Daniel Blumberg. Copertina di Yuck L'influenza di questo progetto, e soprattutto del loro primo album, rilasciato nel 2011, è a dir poco memorabile, ma non è stato il primo progetto del frontman Daniel, che aveva già precedentemente fondato la band Cajun Dance Party, nel 2005 a soli quindici anni.  Al rilascio della loro prima opera, il gruppo, interamente composto da quattro ragazzi di a malapena vent'anni era visto come l'atto Indie più promettente del periodo, influenzato da grandi della musica alternativa come gli Yo La Tengo, i Pavement e i Dinosaur Jr.  Ed il loro primo album, Yuck, passa dalla forte energia di tracce come Get Away alla pesantezza deprimente ...