"Non scrittore, ma romanziere", intervista a Olivier Sillig
Olivier Sillig, nato il 18 maggio del 1951 a Losanna, è un pittore, fotografo, regista, sceneggiatore e scrittore svizzero, ma soprattutto è mio nonno, ho quindi colto l'occasione e ho deciso di intervistarlo, facendogli qualche domanda sulla sua carriera artistica, più in particolare su quella da scrittore. L'intervista si è svolta in francese, e poi l'ho tradotta.
| Olivier Sillig |
Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore? Perché?
Quando ero adolescente scrissi diverse novelle, ma ho capito di voler diventare uno scrittore solo dopo aver avuto le mie due figlie, le quali andavano matte per le storie che gli raccontavo, ed infatti erano per me il pubblico ideale in quanto mi facevano capire subito se ciò che raccontavo era interessante o meno. Anche prima che io iniziassi a scrivere seriamente, con l'intento di pubblicare i miei libri, scrivevo per sfogarmi, infatti i temi principali dei miei libri spesso riflettono l'angoscia che ho sempre provato, sin da bambino.
Quale tra i tuoi libri è il tuo preferito?
| Bzjeurd, 1995 |
Come affronti un blocco dello scrittore?
Non mi è mai capitato di avere un blocco dello scrittore, succede però che io mi renda conto che un libro non porterà a nulla, e allora lo metto da parte, tornando poi a volte a concluderlo. Mi è già capitato più volte, una di queste feci l'errore di scrivere la fine prima dello svolgimento, e così la parte centrale risultava molto più casuale e vuota, misi da parte il libro e non lo pubblicai mai.
Preferisci fare libri illustrati o romanzi? Perché?
Preferisco scrivere i romanzi, lo trovo più affascinante, e apprezzo il fatto che, ovviamente, richieda più tempo rispetto a scrivere libri illustrati o novelle. Nonostante io abbia appunto scritto diversi testi, quando mi viene chiesto qual è il mio lavoro, non dico di essere uno scrittore ma un romanziere.
Trovi che ci siano dei temi ricorrenti nei tuoi libri?
| Skoda, 2011 |
Se dovessi consigliare a qualcuno della nostra età un tuo libro, quale sarebbe?
Consiglierei Skoda, un libro breve, che racconta una bella storia nonostante sia cruda, la storia di una relazione paterna. Nel mio primo libro, Bzjeurd, non ho scritto nulla riguardante le emozioni e i pensieri del protagonista in quanto trovavo di non avere il diritto di pensare al suo posto; in Skoda, scritto a distanza di anni, invece, ho avuto l'impressione di essere molto simile al protagonista, Stjepan, e ho quindi approfondito l'aspetto emotivo, per questo motivo può trattarsi di una lettura più semplice e piacevole.Concludo allegando qui il sito dove potrete trovare gran parte della sua produzione artistica.
Ada Garello
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