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Sostanza primaria, di dolore in dolore

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Francis Bacon, Papa Innocenzo X Tutti hanno una paura, una qualunque: del buio, dei ragni, della morte, di sé stessi, della guerra, della stessa paura. Ma la paura è la sostanza primaria che ha bagnato l'uomo fin dalla sua comparsa.  Paura.  Paura. Paura. La si ripete, in circolo, come se la si volesse esorcizzare e nascondere sotto mucchi di tappeti impolverati. Ma, cercando di cucirla, di cicatrizzarla, da essa ne uscirà un'altra sostanza primaria figlia della demiurga paura: il dolore. E' stato visto in ogni sua forma, è stato osservato e studiato vividamente mentre si mischiava, si disfaceva e intersecava curando ogni atomo dei suoi pazienti. E ora? Che cos'è adesso il dolore? Che cos'è che non è stato ancora compreso di quest'ultimo? Cosa ci sarà dopo e prima di esso? Vi è forse qualche entità sconosciuta, reclusa, in qualche angolo remoto di uno spazio indefinito? E se essa fosse nuovamente dolore? Ma vi deve pur essere un'alternativa a questo assoluto...

Un'immagine da Gaza

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Il protagonista è il dolore, onnipotente, onnipresente, attuale. Ormai quasi normale, quasi insignificante. Nelle intersezione delle diagonali, al centro, ci sono le mani, mani che avvolgono in modo innocente, che  capiscono tutto e non capiscono niente. È lo sguardo di un bambino, il cui volto è avvolto, coperto dalle lacrime. Non si gira dall'altra parte, compatisce il dolore soffocante di un funerale. Mani forti che abbracciano la debolezza, la rassegnazione, lo sconcerto. Mani tese che tendono verso l'amore. È freddo, sullo sfondo sguardi coperti dai cappucci, senza speranza, arrabbiati, rassegnati. Non c'è nulla se non la relazione e il contatto con le persone. Perché in fondo è proprio questo che ci rende vivi, quando si pensa che non ci sia nulla in cui sperare. È amore reciproco . È la vicinanza. È la concezione di non essere soli che ci fa rimanere in vita. Khan Younis, Striscia di Gaza, 14 gennaio 2026 Julia Veneruso Foto : Abed Rahim Khatib, Anadolu/Getty...

Per non subire violenza: intervista alle operatrici del centro

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Storie di donne, alcuni titoli in vetrina al Libraccio    Il 3 Marzo 2026 la Redazione dell' Ekleettico ha fatto visita al Centro per non subire violenza dell' UDI , proprio vicino alla nostra scuola, in via Cairoli. Ci interessa visitare questi spazi, saperne di più, anche attraverso la testimonianza diretta di chi vive quella realtà   da vicino.  Veniamo accolti dalla volontaria Linda, nella sala biblioteca Margherita Ferro (storica femminista genovese). Ci sediamo lungo il perimetro della stanza. La luce calda del pomeriggio rende tale posto accogliente, ma non cancella la percezione di  muri intrisi di tanta sofferenza. Linda ci presenta altre donne che lavorano per l’UDI e brevemente racconta la storia della sede di via Cairoli e del Centro Per Non Subire Violenza nato negli anni   '80 da cui è poi nato questo spazio, come i tanti diffusi  nel territorio nazionale.   Ma di cosa si occupa realmente questo Centro?  Bru...

Parole che dobbiamo ascoltare: il disagio giovanile raccontato dai giovani

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Le voci dei ragazzi, che riflettono sul disagio giovanile dopo la visione del film 40 secondi, meritano di essere ascoltate. Dai coetanei, ma soprattutto dagli adulti, che non possono non sentirsi coinvolti. L'Ekleettico riceve e pubblica volentieri gli splendidi lavori di questi giovanissimi autori della 1C, coordinati dal prof. Gatti.  - - - - - -  Spesso gli adulti dicono che l’adolescenza sia l’età più bella; dal mio punto di vista sembra  che a volte sia la più difficile. Si parla tanto di noi, ma raramente ci si chiede come stiamo veramente.  Il disagio giovanile è un senso di vuoto che molti proviamo guardando il soffitto di camera nostra o scorrendo le storie su Instagram, sentendoci sempre meno degli altri. Ill film “4o secondi”, a parer mio, è stato molto pesante da guardare, perché racconta proprio il disagio giovanile. Ci sono voluti solo 40 secondi per porre fine alla vita di un povero ragazzo che voleva aiutare un suo amico. Credo che il problema princi...

La Battaglia del Britpop, remember?

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Era l'estate del 1995, e l'intero Regno Unito era in trepidazione per via della cosiddetta "battaglia del Britpop". L'apice di questo conflitto tra le band Blur e Oasis si ebbe alla pubblicazione dei rispettivi singoli nel medesimo giorno, che venne percepita come una sorta di resa dei conti finale tra i due gruppi.     Oasis Ma facciamo un passo indietro: chi sono i Blur, gli Oasis, e soprattutto cos'è il Britpop? Il Britpop era un movimento musicale inglese la cui nascita si può far risalire al 1992, anno dell'ascesa delle band Verve e Suede. Come suggerisce il nome, la corrente era caratterizzata da un rifiuto della cultura americana e si poneva in netta opposizione rispetto al rock e al grunge d'Oltreoceano che ormai spopolavano nelle classifiche. Le band del Britpop si rifacevano direttamente ai grandi artisti della tradizione pop-rock britannica come Beatles, Kinks, Small Faces, The Jam e The Smiths, e il movimento stesso era concepito come un r...

Progetto mood through the songs, parte 2

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Esploriamo le altre due canzoni che abbiamo visto insieme al Prof. Pecchio per il progetto  progetto di inglese e arte  di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo! Ora è il turno di altre due super canzoni; mai sentito parlare di Laufey e Katy Perry? Perché sono loro le artiste protagoniste oggi, per un giro di canzoni tutte al femminile.  From The Start – Laufey La canzone  From the start parla di timidezza, di desiderio inespresso e della sensazione di amare qualcuno in segreto, sperando che l'altra persona intuisca i sentimenti che gli sono rivolti "fin dall'inizio".  Testo (estratto) That when I talk to you Cupid walks right through And shoots an arrow through my heart " Personalmente la mia frase preferita è That when I talk to you, oh Cupid walks right through and shoots an arrow through my heart,  cioè Che quando ti parlo, oh Cupido mi passa affianco e mi lancia una freccia contro il cuore".  Secondo me fa capire molto bene quello ...

Progetto Mood through the songs, parte 1

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Questo inverno noi studenti della classe 1B abbiamo realizzato un progetto che unisce musica, arte e inglese, grazie alla guida del prof. tirocinante Stefano Pecchio. Per noi è stato molto stimolante, ma sentiamo direttamente le parole del prof., a cui abbiamo chiesto perché ha pensato di farci svolgere questo lavoro: "Mi piaceva l'idea di proporvi un'attività interdisciplinare, che vi permettesse di esprimervi attraverso l'arte su temi delicati e importanti. Inoltre attraverso la musica e il lavoro in gruppi, speravo di potervi farvi avvicinare alla lingua inglese in modo divertente".  Abbiamo scelto con lui quattro canzoni che affrontano temi diversi: la vulnerabilità in amore, i pregiudizi e gli stereotipi, la felicità e la condivisione e l'autoaffermazione e la forza. Dopo aver tradotto i testi ci siamo soffermati sulle frasi più significative, le abbiamo discusse insieme in classe e realizzato disegni ispirati alle canzoni, lavorando anche in piccoli grup...