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La creatività è virile: il Settecento (i fiocchi non erano cute baka, ma sigma alpha)

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Abiti tipici del settecento In questo nuovo capitolo faremo un altro viaggio epocale, vi descriverò come il concetto di mascolinità si evolverà nel corso di questo secolo, il Settecento. Questo periodo sarà caratterizzato da ciò che si definisce stile tardobarocco o rococò, uno stile che avrà un grande impatto sia nell'aristocrazia, sia nelle classi medie e basse. I colori del vestiario erano prevalentemente colori pastello e leggeri e l'abito era diviso in tre parti: il giustacorpo, la giacca, o giubba, e le braghe. Il giustacorpo era la parte più decorativa e raffinata, che si fermava spesso al ginocchio, e la giubba veniva  indossata sopra il tutto lasciandola spesso aperta per lasciare visibile il giustacorpo, ricco di motivi e decorazioni. Nel Settecento, nella parte bassa, vengono introdotte le braghe al ginocchio, o coulotte e i pantaloni venivano stretti con lacci o bottoni. un esempio di abito maschile Le calze si mettevano in bella mostra, solitamente bianche e di set...

La trilogia dell'apocalisse adolescenziale di Gregg Araki

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 Pensando agli anni '90 del cinema, alcune opere sono rimaste incastonate nella mentalità collettiva, grandi classici che hanno cambiato il mondo cinematografico per sempre, come Trainspotting, Pulp Fiction, o   Titanic, ma dei film tanto influenti quanto dimenticati, che si meriterebbero un posto nei grandi classici dell'epoca, sono anche  Totally Fucked Up, The Doom Generation, e   Nowhere,  La trilogia dell'apocalisse adolescenziale di Gregg Araki.  Rilasciati tra il 1993 e il 1997, questi non sono i primi lavori del regista di Los Angeles, avendo già prodotto altri tre lavori a partire dal 1987 con  Three Bewildered People in the Night,  seguito poi da  The Long Weekend (O'Despair) due anni dopo, e da The Living End nel '92 (attualmente le sue prime due opere sono introvabili, e la terza può essere trovata gratuitamente su YouTube), ma la trilogia fu il suo primo grande lavoro, ed il primo a dare grossi risultati, e difatti sarà una delle...

Lovecraft e l'orrore esistenziale

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Howard Phillips Lovecraft 1890-1937 - Nacque il 20 agosto a Rhode Island, unico figlio di Winfield Scott Lovecraft e Sarah Susan Phillips. A otto anni perse il padre e fu cresciuto da sua madre, due sue zie e il nonno che lo introdusse alle fiabe, in particolare a quelle dei fratelli Grimm e a Le mille e una notte, da cui prese poi spunto per alcune delle sue opere. Nel 1896 perse la nonna materna che lo aveva introdotto all'astronomia, fatto che gli provocò incubi per anni. Iniziò a scrivere in giovane età. Nel 1912 due vicende economiche fallimentari lo spinsero a continuare a scrivere, fino a essere notato da Edward F. Daas presidente della United Amateur Press Association (UAPA), che gli offrì un posto di lavoro che non gli garantì comunque stabilità economica fino ai suoi ultimi giorni. Gli ultimi undici anni della sua vita furono quelli più importanti dal punto di vista letterario, scrisse i suoi romanzi più noti e di maggiore valore creativo, ad esempio: "A...

La creatività è virile: il Seicento

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Quando si dice che il patriarcato è una guerra non tra i sessi, ma dei sessi, si intende proprio dire che anche gli uomini cadono vittima di questa sistema. Possiamo trovare tanti testimoni che ammetteranno di non essersi sentiti rappresentati dalla figura dell'uomo tipico maschilista per tanti motivi: l'imposizione di essere forti, poco emotivi, essere pratici e infine oserei dire semplici. In questa serie di articoli vi parlerò di come la moda maschile non riesca a raggiungere la sua massima espressività , ma non a causa della semplicità dei capi, ma nel modo in cui viene indossato dal singolo. Nel corso della storia gli abbigliamenti  hanno subito dei cambiamenti, in ogni epoca, in ogni paese e per entrambi i sessi. In base al contesto storico, al cambio di mentalità e altri fattori il vestiario assunse il proprio linguaggio ed espressione. Siamo in un epoca in cui si sta parlando sempre di più della moda genderless : dei capi adatti sia a vestire un corpo maschile che femmi...

Il mio Piccolo Principe

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- Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano. Questa è la mia frase preferita del mio libro preferito: Il Piccolo Principe. Il Piccolo Principe è un libro scritto dall'autore francese Antoine Saint-Exupéry (1900-1944), pubblicato nel 1943. Questo non è solo un libro per bambini. E' come una bussola per l'anima che ci ricorda delle cose importanti che spesso dimentichiamo quando diventiamo "grandi". E' anche una critica al mondo degli adulti. Ad esempio quando il Piccolo Principe esplora diversi pianeti e in ognuno di questi incontra un proprio abitante (il Re, l'Uomo d'Affari, il Vanitoso, etc...), l'autore mette a nudo l'assurdità di chi vive solo per il potere, l'ammirazione o il possesso materiale, come fanno purtroppo molte persone al giorno d'oggi. "Le Petit Prince", titolo in lingua originale, racconta l'incontro nel deserto del Sahara tra un pilota di aerei e un bimbo biondo prove...

I giovani ricordano la Shoah, la cerimonia a Palazzo Ducale

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    Oggi martedì 27 gennaio, data della liberazione del KZ di Auschwitz da parte dell'Armata Rossa, alle 10,30 di mattina nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale ha avuto luogo il consueto appuntamento in occasione del Giorno della memoria. Erano presenti cariche istituzionali, scuole del territorio (non il Klee-Barabino) e associazioni di varia natura quali ANED, ANPI, ILSREC... c'era anche la sindaca di Genova Silvia Salis, la quale si è espressa sui temi della memoria e del fascismo in maniera attuale rimandando alle vicende del Iran e al fascismo in generale facendo un monito di impegno ai giovani presenti di sfruttare la cultura come arma contro il fascismo in tutte le sue forme. Il discorso, per quanto coerente, prende poi una strana piega, la sindaca parrebbe giungere alla conclusione che un bullo quando è tale si stia comportando "da fascista" forse come tentativo di spiegare il fenomeno ai bambini e ai ragazzi di età più giovane; l'affermazione...

Un ben tornati dalla redazione!

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La redazione del New York Times, circa 1941 -  Ben tornati lettori! Dopo mesi di attesa siamo ritornati al lavoro più numerosi che mai!  Dopo una tale attesa è normale chiedersi come siamo stati, quindi, vi proponiamo dei piccoli aggiornamenti sullo stato di alcuni dei nostri vecchi redattori. Evan: "Sono contento di essere tornato in redazione in compagnia dei miei vecchi amici e conoscenti, e spero di poter arricchire il mio linguaggio e di poter continuare a parlare delle mie passioni liberamente". Riccardo: "Sono estremamente contento di essere tornato in redazione, per la mia passione nella scrittura, e spero di riuscire a portare luce sugli argomenti che mi stanno a cuore tramite i miei articoli". E riguardo alle nuove reclute? Che cosa pensano riguardo al progetto? Perché hanno scelto il giornalino? Ilaria: "Mi sento intrigata dall'idea di scrivere in redazione, sapendo che questo spazio mi darà la possibilità di parlare delle miei interessi, con l...