Il mistero della soggettività dei colori

- Ognuno di noi possiede una visione diversa di tutto ciò da cui è circondato, e il colore è uno dei fattori che più contribuisce alla nascita di pensieri differenti l'uno dall'altro.  

Wassily Kandinsky, Studio sul colore,
quadrati con cerchi concentrici, 1913
Il colore è ovunque: dagli oggetti che utilizziamo regolarmente, alle strade che attraversiamo la mattina per andare a scuola, ed è per me il principale esempio di visione soggettiva della realtà. 

Sebbene la luce sia fisica, il colore è una creazione completamente realizzata dal nostro cervello, condizionato dall'interpretazione nervosa e dallo stato d'animo della persona singola. A seconda di questi fattori la visione del colore prende un aspetto soggettivo che non sempre viene considerato. 

Da sempre, fin da bambini, ci viene insegnato a catalogare i colori collegandoli convenzionalmente a nomi e a significati; uno dei più grandi esempi sono le emozioni che dall'asilo ci sono state insegnate come associate a dei colori ben precisi: la rabbia al rosso, la felicità al giallo, il blu alla tristezza ecc. 

Oltre a questo, il mondo è pieno di convenzioni legate al colore, a cui noi non facciamo neanche caso, ad esempio i semafori delle strisce pedonali: verde puoi andare, giallo sbrigati e rosso stai fermo, oppure anche semplicemente la scelta dei colori con cui vengono rappresentati i voti di tutti gli alunni all'interno delle piattaforme didattiche: verde sufficiente, rosso insufficiente, blu non valutativo. 

Kandinskij, Composizione X, 1938-39                    
Alcuni oggetti sono così spesso associati e realizzati di un colore, che se colorati di un altro, vengono visti difettosi e "sbagliati", come ci racconta il libro Cromorama di Enrico Falcinelli. Nel primo capitolo viene introdotto un piccolo esperimento testato su degli impiegati che, avendo a disposizione per scrivere delle matite di grafite dipinte di giallo o verde, sceglievano sempre quelle gialle per convenzione e anzi, quelle verdi se scelte venivano viste come malfunzionanti e difettose, anche se, come si poteva già immaginare, sotto la pittura erano due matite perfettamente identiche.  

Da questo possiamo vedere come il colore possa anche influenzare le nostre scelte, azioni e persino emozioni.  Io ad esempio, personalmente, odio utilizzare per colorare e nell'abbigliamento di tutti i giorni i colori tanto scuri come il nero, che se indossato mi dà una sensazione di fastidio e frustrazione influenzando il mio stato d'animo in negativo, a differenza per esempio del verde che lo influenza in modo positivo. Questa sensazione varia da persona a persona e a ognuno l'utilizzo di colori nella vita quotidiana può avere e portare significati diversi ed emozioni differenti, infatti, non sapremo mai come l'altra persona possa vedere o percepire il nostro stesso mondo. 

Possiamo dunque dire che la visione del colore sia avvolta nel mistero e che si basi interamente su pura percezione singola: ci possiamo mettere tutti d'accordo solamente sui nomi da dare, ma mai sull'interpretazione stessa, rendendo così il colore uno dei più grandi dubbi della soggettività.

Bruna Carmela De Martino

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