Ridondanza comunicativa, si può fare qualcosa?
Tutti devono sapere tutto. Tutto è una corsa a chi sa di più.
Viviamo immersi in un mondo di informazioni. Dall'attualità alla salute, dalla cucina all'arte. Cresce la loro accessibilità, un tempo decisamente più limitata
C'è però un'altra faccia della medaglia. Da un lato abbiamo illimitate fonti su cui possiamo confrontarci, ma dall'altro è proprio questo il vero problema, può diventare un vantaggio fuorviante. C'è l'idea che tutti possano sapere tutto, ma non è così. Prima lo capiamo, e meglio stiamo con noi stessi. Siamo dipendenti dal sapere, ma ciò non porta al sapere stesso, porta alla dipendenza, all'ossessione di esso. Credo che questo fenomeno sia marcato anche dalla pressione sociale.
Con il termine impotenza appresa si fa riferimento nelle neuroscienze allo stato mentale in cui si trova un individuo esposto nel tempo a frequenti stimoli avversi al di fuori del proprio controllo. La percezione di questa mancanza di controllo sugli stimoli negativi fa sì che il soggetto smetta di cercare una soluzione un'alternativa e opti piuttosto per l'accettazione passiva di una realtà fittizia, desensibilizzata.
Il sovraccarico cognitivo è diventato un potente strumento di manipolazione sociale, un meccanismo psicologico in grado di sabotare la nostra capacità di analizzare la realtà in maniera razionale e lucida e critica, portandoci all'incertezza.
Secondo una ricerca condotta da AstraRicerche, nel maggio 2025, 8 persone su 10 ammettono di fare fatica a distinguere notizie false da informazioni verificate. E nel mirino c'è anche il cambiamento climatico.La quantità di informazioni in realtà sono ingestibili per noi e dico che è uno strumento di manipolazione perché ci distoglie dai veri problemi che "ci si pongono davanti", come quello appunto del cambiamento climatico che ci riguarda tutti. Sono gli algoritmi a dirci cosa dobbiamo sapere. Anche cose insignificanti, anche cose inutili, per rubarci il tempo. Non vi è più un rapporto sano con l'informazione - che è alla base della nostra democrazia - se tutto merita la nostra attenzione, nulla può riceverla davvero. La mente non è più in grado di inseguire la verità, fugge così verso un rifugio: l'iper-normalizzazione. In un mondo Iper-normale non conta più la coerenza quanto la teatralità e l'emozione. Si perde l'autorevolezza delle fonti. Comunicare significa divulgare, semplificare al fine di arrivare a una semplificazione che rischia di banalizzare l'oggetto dell'argomentazione
Quindi come informarsi in modo concreto ed efficace? Possiamo farci qualcosa? Sì


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