Ridondanza comunicativa, si può fare qualcosa?

Tutti devono sapere tutto. Tutto è una corsa a chi sa di più.

Viviamo immersi in un mondo di informazioni. Dall'attualità alla salute, dalla cucina all'arte. Cresce la loro accessibilità, un tempo decisamente più limitata

C'è però un'altra faccia della medaglia. Da un lato abbiamo illimitate fonti su cui possiamo confrontarci, ma dall'altro è proprio questo il vero problema, può diventare un vantaggio fuorviante. C'è l'idea che tutti possano sapere tutto, ma non è così. Prima lo capiamo, e meglio stiamo con noi stessi. Siamo dipendenti dal sapere, ma ciò non porta al sapere stesso, porta alla dipendenza, all'ossessione di esso. Credo che questo fenomeno sia marcato anche dalla pressione sociale. 

Viviamo in un overload informativo, ovvero un sovraccarico informativo cognitivo costante in ogni momento della nostra giornata; il nostro cervello non si è evoluto per ricevere così tante informazioni e sentire mille emozioni diverse; questo però ci rovina la vita. Non capiamo più nulla e sentiamo solo un peso costante, un senso di impotenza che paralizza, che non riusciamo a giustificare. Viviamo in un allarme perpetuo, tutto viene percepito come pericoloso, forse perché non è correttamente percepito o analizzato o compreso.

Il sovraccarico cognitivo è diventato un potente strumento di manipolazione sociale, un meccanismo psicologico in grado di sabotare la nostra capacità di analizzare la realtà in maniera razionale e lucida e critica, portandoci all'incertezza. 

Con il termine impotenza appresa si fa riferimento nelle neuroscienze allo stato mentale in cui si trova un individuo esposto nel tempo a frequenti stimoli avversi al di fuori del proprio controllo. La percezione di questa mancanza di controllo sugli stimoli negativi fa sì che il soggetto smetta di cercare una soluzione un'alternativa e opti piuttosto per l'accettazione passiva di una realtà fittizia, desensibilizzata.


Nulla più ci colpisce. Tutto viene normalizzato, banalizzato o semplificato. 
Ciò ci porta verso uno stato di impotenza appresa. Verso un'incertezza che si manifesta oltre che con l'apatia politica anche con la sfiducia nelle istituzioni attraverso una paralisi dell'azione collettiva.

Tante immagini, tante parole. Ma poco tempo (secondo gli standard di questa società, in cui tutto deve essere appreso in maniera immediata). 
Sappiamo tutto ma non sappiamo niente. L'apparenza vista dagli altri ci sembra reale, ma è solo l'insieme di parole dette, ideologismi, parole sentite senza contesto, titoli di giornali, spesso clickbait creati per attirare l'attenzione senza farci riflettere sul contenuto. Questo non vuol dire sapere, vuol dire sapersi vendere...

Il sovraccarico cognitivo è diventato un potente strumento di manipolazione sociale, un meccanismo psicologico in grado di sabotare la nostra capacità di analizzare la realtà in maniera razionale e lucida e critica, portandoci all'incertezza. 

Non vi è più un rapporto sano con l'informazione - che è alla base della nostra democrazia - se tutto merita la nostra attenzione, nulla può riceverla davvero. La mente non è più in grado di inseguire la verità, fugge così verso un rifugio: l'iper-normalizzazione. In un mondo Iper-normale non conta più la coerenza quanto la teatralità e l'emozione. Si perde l'autorevolezza delle fonti. Comunicare significa divulgare, semplificare al fine di arrivare a una semplificazione che rischia di banalizzare l'oggetto dell'argomentazione 

Quindi come informarsi in modo concreto ed efficace? Possiamo farci qualcosa? Sì

1.Possiamo cominciare a decidere cosa merita davvero la nostra attenzione. 
2.Possiamo scegliere degli orari precisi in cui informarci, per evitare di perdere tempo ed energia, nel cercare una cosa in realtà non vogliamo cercare, per interrompere il flusso continuo dei nostri telefoni. 
3.Possiamo approfondire una notizia alla volta particolarmente interessante, per permetterci di processare bene una notizia alla volta e costruire una dieta informativa consapevole e solida. 
È meglio leggere meno notizie, ma da fonti affidabili e autorevoli. 
4.Possiamo costruire una dieta informativa consapevole, non lasciando che sia l'algoritmo a decidere per noi le informazioni che dobbiamo sapere. Dobbiamo essere noi a cercare le informazioni non devono esse venire da noi.

Per una società che funzioni è importante rimanere informati, ma è fondamentale farlo in modo giusto. Ogni tanto però possiamo anche prenderci una pausa.

Julia Veneruso

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