"The Ascent" La passione di Cristo

Mi sono imbattuta in questo film per puro caso. Pensando al classico film di guerra mi aspettavo la solita trama vista e rivista; rimasi stupita nel scoprire come la trama si evolvesse in una complessa metafora religiosa, ricca di profondi spunti di riflessione. Infatti l'autentico valore di questa pellicola sta nel suo totale distacco dai canoni del cinema tradizionale. Il film, pur evidenziando la brutale disumanizzazione della Seconda Guerra Mondiale, offrendo uno sguardo sulla Resistenza sovietica contro i nazisti, non cede mai alla classica retorica bellica. Il lungometraggio si spinge verso una riflessione sull'idealismo e sul sacrificio, usando il calvario di Cristo come parallelismo e metafora centrale.

Forse non troverò le parole perfette per convincerti, ma spero davvero che vi lasciate incuriosire da questo film e gli diate una possibilità, perché è un'opera che merita senza dubbio di essere scoperta. 

P.s: un capolavoro imperdibile se cercate un modo per buttare 111 minuti della vostra vita e non rivederli mai più.  Eccovi il link per i curiosi che vogliono vedere questo film: https://youtu.be/v21lQ449T3Y?si=3sx1vNrsDIa8-KhE


The Ascent (in russo Восхождение, Voschoždenie) è un capolavoro del cinema sovietico del 1977, realizzato nella casa di produzione Mosfil'm, diretto dalla regista Ucraina Larisa Šepit'ko che ha vinto il Orso d'oro del Festival internazionale del cinema di Berlino; quest'opera ha segnato l'ultimo lungometraggio nella carriera della regista prima della sua dipartita avvenuta nel 1979. 
La scelta di fare questo film non è stata casuale. A seguito di una caduta, infatti, riportò una lesione alla colonna vertebrale che la costrinse a letto in ospedale per sette mesi.  Durante la convalescenza si dedicò alla lettura di diversi libri fino a imbattersi nel romanzo da cui e tratta la storia della sua pellicola, intitolato Gli ultimi tre giorni (Sotnikov) di Vasil' Bykov.  


Realizzazione
Fu girato nel gennaio del 1974 nei pressi di Murom,  un'antica città della Russia centrale, situata nella regione di Vladimir, conosciuta
per gli inverni spietati. La scelta di questa località nacque dal desiderio di assoluto realismo: gli attori non dovevano fingere, ma provare sulla propria pelle il vero dolore causato dal gelo. Per questo motivo, li fece vestire solo di divise d'epoca originali, del tutto inadeguate a proteggerli dalle temperature. 
La scelta dei due attori principali non fu casuale, infatti la regista non scelse volti famosi per mantenere la purezza della narrazione, chiedendo a coloro che ne partecipavano dedizione totale per questo film. 
Problemi (e soluzioni)
Poiché la pellicola conteneva forti allusioni a figure religiose, la censura politica rappresentò una minaccia costante per l'opera. La situazione si fece ancora più critica dopo la morte della regista. Tuttavia, suo marito, il celebre regista Elem Klimov (che anni dopo avrebbe firmato il capolavoro bellico Va' e vedi) riuscì a organizzare una proiezione privata per Pëtr Mašerov, all'epoca Primo Segretario del Partito Comunista in Bielorussia. Essendo stato un partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale, Mašerov si commosse profondamente durante la visione e definì il film un vero capolavoro. Grazie alla benedizione di un così alto funzionario ed eroe di guerra, la censura di Mosca non osò più toccare una singola scena del lungometraggio.

Trama (allerta spoiler)
Durante la Seconda Guerra Mondiale, vengono mandati due partigiani per cercare del cibo, Sotnikov e Rybak. Inizia così un viaggio a piedi attraverso distese innevate e desolate, tra villaggi saccheggiati e fattorie ridotte in macerie.
Sotnikov verrà ferito a una gamba da una pattuglia tedesca; rimasto solo e braccato, il partigiano tenterà il suicidio per non cedere al nemico, ma Rybak ritornerà all'ultimo istante riuscendo a trarlo in salvo. La loro fuga terminerà con l'arresto da parte della Gestapo, svelando la vera natura morale dei due partigiani nei minuti finali del film.




Fino a che punto siamo disposti a spingerci per restare fedeli a ciò che crediamo? 





Qual è il limite oltre il quale l'istinto di sopravvivenza cancella la morale trasformando l'angoscia in atti spietati?








Aurora Munoz

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