Melma e memoria digitale, Carlevarino a Connexxion 2026
| Luca Carlevarino davanti alla porta della sua "cella" |
Da qui nasce una riflessione sul digital hoarding, cioè la tendenza a conservare quantità eccessive di materiali digitali, anche quando questi hanno perso la loro utilità. Ma il lavoro va oltre, interrogandosi sulla possibilità che esistano forme di memoria differenti da quella umana.
Entra così in gioco la melma policefala, un organismo capace di conservare tracce delle proprie esperienze senza possedere un cervello.L'installazione, ospitata nell'ex Carcere Sant'Agostino di Savona, comprende un video, sei manifesti e alcuni corpi gelatinosi che custodiscono oggetti personali dei detenuti e frammenti del carcere.
Particolarmente significativa è la scelta dello spazio. "Al piano superiore ho scoperto un locale abbandonato - spiega Carlevarino - chiamato Archivio. Il vuoto di Archivio diventa un elemento concettuale del progetto: Archivio non è solo ciò che conserva, ma anche ciò che manca, ciò che si perde e ciò che non può più essere recuperato".
La memoria, in questa prospettiva, non appare come un deposito immobile, ma come qualcosa di vivo, fragile e soggetto a trasformazioni.
| Particolare di ARCHIVIO (al piano di sotto) |
Secondo noi, il paradosso dell'archiviazione digitale è che conserviamo sempre più informazioni, ma la loro sopravvivenza non è affatto garantita. La quantità di dati non coincide necessariamente con la durata della memoria.
La ricerca di Luca Carlevarino confronta la memoria fisica e la memoria digitale, pensando alla fragilità dei nostri archivi personali. Questo confronto ci fa riflettere sulla nostra dipendenza dalla tecnologia. Un tempo affidavamo i nostri ricordi a fotografie stampate, lettere, diari... Questi, pur danneggiandosi nel tempo, conservavano una presenza concreta e potevano essere ritrovati anche dopo molti anni. Oggi, invece, gran parte della nostra memoria è salvata in archivi digitali, piattaforme come Google Drive o iCloud.
| Dettaglio del lavandino |
Martin Palozzi e Mattia Terrazzoni
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