Le Sleater-Kinney e i dolori della vita moderna

Uno dei fenomeni sociali che personalmente trovo fra i più affascinanti è la regola dei vent'anni, iniziato negli anni '70 con la nostalgia del periodo del dopoguerra, e che ci accompagna ancora oggi. 

In ogni decennio la cultura, gli oggetti e le estetiche del passato tornano di moda per svariati motivi, sempre e comunque legati alla nostra percezione del mondo come una società e, ovviamente, in questo decennio sono tornati di moda gli anni '2000, ma ci basta poco per capire che, in realtà, quello non era un periodo rosa e fiori come la nostalgia ci fa pensare, anzi, era un periodo estremamente difficile, e a conto mio, nessun'altra opera rappresenta al meglio le difficoltà di quel decennio come l'album The Woods (Il bosco), della band statunitense Sleater-Kinney.

Immagine delle Sleater-Kinney circa 2005
 Formate da tre membri, Corin Tucker, Carrie Brownstein e Janet Weiss, le Sleater-Kinney sono una band che si è fatta notare già dai loro esordi grazie alla loro fusione di Punk e Indie, e soprattutto grazie ai loro notevoli contributi al movimento delle Riot Girls nella metà degli anni '90. 
Con l'arrivo del nuovo millennio si è visto il loro stile avvicinarsi sempre di più al Rock Alternativo e al Noise Rock, un'evoluzione sonora che raggiungerà il proprio apice con The Woods, pubblicato nel 2005, e considerato da molti il lavoro definitivo del trio.

"Non sembra azzardato interpretare il titolo del loro nuovo album 'The Woods'  come una metafora per il periodo insicuro che stiamo vivendo. Se uscire dal bosco significa finalmente raggiungere la salvezza, allora essere persi in profondità all'interno di esso può essere pericoloso e potrebbe anche causare panico [...]" - The Washinton Post

La copertina di "The Woods"

Questo lavoro è una rappresentazione sonora di che cosa significa vivere una vita moderna, una vita spesso squallida e triste che dopotutto non e poi cambiata così tanto dal 2005, ma che si porta con sé anche tematiche di attualità del periodo, come la persistente (e spesso insensata) censura dei media e dell'arte dopo gli eventi del 11 settembre.

L'opera si apre con la canzone The Fox, un'apertura imponente ed abrasiva con un umorismo pungente riguardo al sessismo e le dinamiche di genere, brano che fissa il tono per il resto dell'album, essendo sicuramente una delle tematiche principali di questo lavoro. La tematica è infatti esplorata anche in canzoni come Modern Girl, e soprattutto in Let's Call it Love uno dei brani più folli nel mondo della musica Indie, undici minuti di sonorità esplosive alla Sonic Youth intrise di rabbia.

Invece in tracce come Wilderness il trio ritorna a parlare di politica con composizioni liriche che funzionano su più livelli con metafore spesso romantiche che dipingono una nazione distrutta e frammentata come una relazione amorosa disfunzionale.

"Penso che le sonorità e le tematiche più cupe di questo lavoro si siano presentate per l'attuale clima politico [...]" Dice Tucker in un intervista del periodo.

Non mancano canzoni realmente amorose. ma che non si allontanano dalle critiche sociali caratteristiche della la musica del trio.

In ogni caso le stelle di quest'opera sono i due singoli Jumpers e Entertain. 

Le Sleater-Kinney sul set del video musicale di Jumpers
Jumpers, è ancora oggi la canzone più famosa del gruppo, un brano che racconta di come il caos di una vita in una grande città metropolitana possa portare alla solitudine e alla depressione.

Questo brano in particolare tratta i pensieri di una persona che per via di queste condizioni è prossima al suicidio, narrando anche la caotica monotonia della sua routine quotidiana.

La canzone termina con la morte della propria protagonista con la ripetizione di un'unica terrificante frase "Four seconds was the longest wait..."  (Quattro secondi sono stati l'attesa più lunga).

Entertain, invece è una critica dell'industria musicale del periodo, tema molto comune fra artisti durante la metà degli anni '2000, trattata anche da band come i Queens of the Stone Age e dai Korn, ma con approcci ben diversi.

Questo pezzo in particolare va a criticare come la rinascita di generi come il Post-Punk ed il Garage Rock (che in quel periodo erano tornati di moda) non sempre venie da artisti con effettivo amore per essi, ma che sfortunatamente spesso sono solo un modo per commercializzare, andando persino a criticare l'ascoltatore stesso, dicendogli di andarsene se è qui solo per essere intrattenuto, parlando anche proprio della regola dei vent'anni che avevo menzionato in precedenza.

Il segno lasciato da The Woods è inconfutabile, è una vera e propria colonna portante dell'Indie di quel decennio, è un lavoro che può sia farti ridere, ragionare e piangere distruggendoti le orecchie con una delle produzioni più rumorose ed volontariamente esagerate di sempre, ed è soprattutto un lavoro che sotto molti aspetti mi ha cambiato radicalmente, e non potrei esserne più grato.

Tomas Casati

Commenti