Fontaines D.C.: la Band del Decennio
I Fontaines D.C. sono una delle band più promettenti della scena del rock alternativo del momento, formati (partendo da sinistra) da Conor “Deego” Deegan III (basso), Conor Curley (chitarra), Grian Chatten (voce), Carlos O’Connell (chitarra), Conor “Deego” Deegan III (basso) e Tom Coll (batteria). Ma come sono passati dall’essere un gruppo di studenti che suonava nei piccoli pub dublinesi all’essere acclamati come la “band del decennio?”
I membri del gruppo si sono conosciuti al British and Irish Modern Music Institute di Dublino, ma la loro collaborazione non era cominciata con l’idea di diventare una band, bensì come gruppo di poeti; è infatti l’amore per la letteratura ad averli avvicinati, non la musica. Pubblicarono nel 2017 due piccole raccolte di poesie, Vroom, ispirato ai poeti beat, e Winding, che trae le sue influenze dagli irlandesi Joyce e Yeats. Fu di Deego l’idea di formare un gruppo musicale, così nel 2014 nacquero i Fontaines, nome ispirato dal personaggio Johnny Fontane de Il Padrino, che dovettero successivamente cambiare in Fontaines D.C. (che sta per Dublin City) in modo da distinguersi da un’omonima band di Los Angeles.
Il loro obiettivo era fare della musica che avesse l’energia dei Sex Pistols, ma la profondità dei testi dei Beatles e, come dissero al manager Trevor Dietz, avevano l’ambizione di diventare famosi quanto gli Strokes.
Dietz, mancato a giugno di quest’anno, era un promoter del Workman’s Club e una figura fondamentale nell’ambito culturale dublinese. Dopo aver organizzato diversi concerti per i Fontaines D.C., rimase colpito dalle loro capacità e decise di diventare loro manager nel 2016. Dietz fu una guida essenziale per loro, e con il suo sostegno nel 2017 cominciarono a pubblicare singoli in modo indipendente, prima con Liberty Belle a maggio e Hurricane Laughter a ottobre, poi con Chequeless Reckless a febbraio dell’anno successivo.
Il loro era un post-punk grezzo, dal ritmo serrato e le chitarre distorte, con la voce baritonale di Chatten che sembrava declamare i testi con nervosa urgenza. I Fontaines D.C. cominciarono ad avere un discreto successo, andando in tour in supporto degli Shame e ottenendo i primi concerti da headliner.
A novembre 2018 firmarono un contratto con l’etichetta discografica indipendente americana Partisan Records, e in attesa del loro primo album lanciarono il singolo Too Real, che era inizialmente nato come una poesia.
Dogrel
“Dublin in the rain is mine /a pregnant city with a catholic mind […] My childhood was small /but I’m gonna be big”: in questo modo si apre quello che venne definito dal Guardian “il debutto perfetto”, con l’esplosiva Big.
Pubblicato il 12 aprile 2019, l’album è caratterizzato dal profondo legame del gruppo con l’Irlanda e la sua capitale, che sono teatro delle scene narrate con cinismo da Chatten. Il titolo è infatti un riferimento al doggerel, un tipo di poesia popolare irlandese, dal ritmo e le rime irregolari, spesso a tema satirico. Il frontman, che canta in un ostentato accento irlandese, con la sua monotonia e potenza richiama Ian Curtis dei Joy Division.
Nel disco vi sono tracce come Too Real, che da un crescendo di chitarre cariche di feedback esplode in un boato, mentre il cantante, che sembra riuscire a malapena a contenere la propria energia, ci domanda sfrontatamente “Is it too real for ya?”, o l’aggressiva Chequeless Reckless, che viene declamata come un manifesto. Spicca Boys in the Better Land, dal ritmo rapido e la struttura molto semplice, e un testo di ironica critica sociale. Vi sono invece tracce più lente e riflessive come la ballad Roy’s Tune, scritta dal chitarrista Curley ispirandosi alle sue camminate notturne di ritorno dal lavoro, e parla delle difficoltà della working class irlandese, o ancora Dublin City Sky, pezzo folk-punk che chiude il disco. L’album, prodotto da Dan Carey, fu registrato su nastro live, in un unica take, per mantenere il suono abrasivo e autentico che li contraddistingueva. Ebbe un successo tale che fu nominato per il Mercury Prize, e il gruppo intraprese un tour in Europa e Nord America che li portò però a una profonda crisi.
A Hero’s Death
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La copertina raffigura Cú Chulainn, un eroe mitologico della tradizione irlandese |
Fortunatamente non fu così. A Hero’s Death fu però pubblicato il 31 luglio 2020, in piena pandemia, rendendo impossibile poterlo portare al pubblico dal vivo; perciò realizzarono un live album per promuoverlo alla Kilmainham Gaol, una ex prigione dove erano detenuti i ribelli irlandesi che si battevano per l’indipendenza. L’album conserva l’animo post-punk del precedente, ma è decisamente più riflessivo e maturo, dal suono oscuro e melodico, e ha come influenze Smiths, Stone Roses e come ha detto lo stesso O’Connell, il chitarrista Rolland S. Howard.
Nella title track, che prende il nome da un’opera teatrale di Brendan Behan, Chatten ripete come un mantra “Life ain’t always empty” quasi a volersi autoconvincere: la canzone è come un manifesto, un elenco di consigli per vivere la propria vita a pieno. In questo album la narrazione si sposta maggiormente sul piano personale, come testimonia I Don’t Belong, una rivendicazione di indipendenza che lascia tuttavia trasparire un senso di solitudine. Vi sono tracce come la frenetica e psichedelica A Lucid Dream, o Televised Mind, che si apre con un’impetuosa linea di basso e con le due chitarre in tremolo che si incastrano e sovrappongono, richiamando la grezza energia di Dogrel. Il disco si chiude con le due ballad Sunny e No, che con la batteria lenta e le chitarre cariche di riverbero sono in grado di creare un’atmosfera eterea.
Skinty Fia
Il 22 aprile 2022 uscì Skinty Fia, il cui titolo è un imprecazione irlandese che significa letteralmente “la dannazione del cervo”, ed è un riferimento all’ormai estinto Cervo irlandese, raffigurato sulla copertina dell’album, dove appare disorientato. È una rappresentazione calzante del tema principale del disco, che pone un interrogativo sul cosa voglia dire l’essere irlandesi nel Regno Unito, il disagio e l’alienazione che ne derivano. I Fontaines D.C. in pieno lockdown si erano infatti trasferiti a Londra per avere delle migliori opportunità come band, nello stesso periodo in cui scrissero Skinty Fia. La prima traccia è In ár gCroíthe go deo, che con il suo basso pulsante e i cori spettrali ha un che di liturgico e solenne. Il titolo, che significa “per sempre nei nostri cuori”, è preso dall’iscrizione sulla lapide di una donna irlandese sepolta nel Regno Unito, che aveva causato una controversia mediatica in quanto la Chiesa Anglicana aveva richiesto che fosse tradotta in inglese, perché l’uso del gaelico in sé era visto come un gesto provocatorio.
È facilmente rintracciabile l’influenza di Smiths e Cure, specialmente nella chitarra solista di Curley in Roman Holiday, una delle canzoni più valide della loro discografia, e nell’altrettanto orecchiabile Jackie Down the Line troviamo sonorità più sporche, affini ai Nirvana. The Couple Across the Way, dove Chatten accompagna il proprio cantato malinconico con una fisarmonica, si rifà alla musica tradizionale irlandese, ed è in netto contrasto con le tracce dal suono più pesante: la title track è un pezzo industriale ed elettronico, reso ipnotico dalla voce monotona del cantante, e Nabokov è il finale esplosivo, corrosivo, con una texture sonora shoegaze. Bloomsday è un cupo e straziante addio a Dublino, e I Love You con il più banale dei nomi cela quella che è stata definita da Chatten “La prima canzone apertamente politica che abbiamo scritto”: è una dichiarazione d’amore all’Irlanda, che esplora il senso di colpa per averla lasciata e porge una feroce critica al suo scenario politico, che provoca una profonda rabbia e delusione. Skinty Fia fu il primo album dei Fontaines D.C. ad arrivare primo nelle classifiche sia nel loro paese natale che in Regno Unito, e gli vinse il premio come Gruppo Internazionale ai Brit Awards del 2023. Quello stesso anno parteciparono come supporto al tour Nordamericano degli Arctic Monkeys, e il cantante pubblicò il suo progetto solista Chaos for the Fly.
Romance
“Maybe romance is a place / for me and you”, così canta Chatten nella title track che apre il disco, la voce dimessa, mentre un sinistro e inesorabile synth dipinge un maestoso paesaggio sonoro e finisce col prendere il sopravvento.
Pubblicato il 23 agosto 2024, il concept album ruota intorno proprio all’idea di romanticismo come luogo fisico, nel quale rifugiarsi in un mondo distopico, sull’orlo dell’apocalisse. Se Dogrel trattava della vita in Irlanda, A Hero’s Death il distacco da essa e Skinty Fia esplorava la loro identità al di fuori dalla patria, Romance vede i Fontaines D.C. in un territorio completamente nuovo. Marcò l’inizio di una nuova era piena di cambiamenti per la band: passarono alla XL Recordings e a James Ford, produttore dei Blur e degli Artic Monkeys, e abbandonando la loro rigida regola del registrare soltanto ciò che riuscivano a riprodurre dal vivo, riuscirono a sperimentare liberamente e raggiungere una nuova maturità e completezza compositiva. Anche il look e l’estetica dei Fontaines D.C. subì un mutamento drastico: sentivano infatti di dover rispecchiare le sonorità definite dal frontman “esagerate, neon e ridicole”, sfoggiando un audace stile streetwear. Alla title track succede Starburster, un pezzo hip hop in cui il cantato di Chatten è inframezzato da respiri affannosi, è infatti ispirata dagli un attacchi di panico di cui soffriva, e anche il synth di O’Connell sembra stare annaspando. In The Modern World con i suoi maestosi archi richiama la Lana Del Rey di Ultraviolence, “In the modern world I don’t feel anything / I don’t feel bad” canta il frontman con una voce delicata e melodica, che si intreccia ai backvocals di Deego. Horseness is the
Whatness è una citazione all’Ulisse di Joyce scritta da O’Connell, che nella sua delicata melodia ha incorporato il ritmo del battito cardiaco della figlia neonata; Sundowner, dall’atmosfera dream pop e shoegaze, è invece è stata interamente scritta e composta da Curley, che per la prima volta appare in una canzone come il cantante principale. Pezzi quali Here’s the Thing e Death Kink con le loro chitarre aggressive e distorte conservano l’energia che contraddistingueva la band in passato.
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| I Fontaines D.C. sul palco del Primavera Sound Festival il 7 giugno 2025 |
“You’ve been my favourite for a long time”: il disco si chiude con Favourite, che con il riff di Curley ricorda Just Like Heaven dei Cure, un pezzo nostalgico, apparentemente euforico ma che Chatten ha rivelato di associare alla morte. Con Romance i Fontaines D.C. si sono confermati una band capace di reinventarsi mantenendo però una coerenza la propria identità; il suo incredibile successo li consegnò definitivamente al mainstream, e gli permise di ottenere concerti da headliner ai festival più importanti come Glastonbury, il Primavera Sound, Finsbury Park, Reading & Leeds e molti altri. Nel 2025, la band collaborò alla realizzazione di HELP(2) di War Child, un’associazione benefica, portando una cover di Black Boys on Mopeds di Sinéad O’Connor.
A breve uscirà il loro quinto disco in studio, e avendo avuto la possibilità di ascoltarlo in anteprima allo storico negozio di dischi Discoclub, posso fare alcune considerazioni: Dopamine Chamber ha sicuramente un suono più oscuro, gli onnipresenti sintetizzatori non portano più la familiarità e la speranza di quelli di Romance, ma hanno un che di sinistro e cupo. È un proseguimento coerente dell’album precedente, ma credo che potrebbe non avere altrettanto successo visto il discostamento ulteriore dallo stile che aveva fatto avvicinare i fan in primo luogo. Devo ammettere che mi ha sorpreso la seconda parte del dell’album, contenente pezzi lenti e riflessivi, e non poche chitarre acustiche; Dopamine Chamber era stato descritto come un disco elettronico, alla Depeche Mode, quindi mi aspettavo che la band avrebbe proseguito sulla scia di Starburster e Romance, invece l’inaspettato intimismo mi porta alla mente i lavori solisti di Chatten, come The Score e Season For Pain. Spiccano i singoli Marianne e Tongue, che consiglio vivamente di ascoltare nell’attesa.
Chiara Merani









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