Sostanza primaria, di dolore in dolore
Tutti hanno una paura, una qualunque: del buio, dei ragni, della morte, di sé stessi, della guerra, della stessa paura. Ma la paura è la sostanza primaria che ha bagnato l'uomo fin dalla sua comparsa.
Paura.
Paura.
Paura.
La si ripete, in circolo, come se la si volesse esorcizzare e nascondere sotto mucchi di tappeti impolverati. Ma, cercando di cucirla, di cicatrizzarla, da essa ne uscirà un'altra sostanza primaria figlia della demiurga paura: il dolore.E' stato visto in ogni sua forma, è stato osservato e studiato vividamente mentre si mischiava, si disfaceva e intersecava curando ogni atomo dei suoi pazienti. E ora? Che cos'è adesso il dolore? Che cos'è che non è stato ancora compreso di quest'ultimo? Cosa ci sarà dopo e prima di esso? Vi è forse qualche entità sconosciuta, reclusa, in qualche angolo remoto di uno spazio indefinito? E se essa fosse nuovamente dolore? Ma vi deve pur essere un'alternativa a questo assoluto dolore. Un dolore concreto, che entra negli occhi spenti degli esseri viventi e ne esce da quelli accesi dalla sofferenza. E' un dolore che si manifesta nella notte, che graffia il cielo con unghie di gesso e lascia il segno sulla sua cupola buia fino a disegnarne il nostro viso. Ecco forse la ragione: noi siamo la nostra paura e il nostro dolore e al tempo stesso ne siamo suoi pazienti, senza mai cessare di esserne visitati.
Gabriele Piccolo

Commenti
Posta un commento
Che ne pensi? Lascia un commento!