We Know It’s Over. La Storia degli Smiths


Gli Smiths nel 1983, da sinistra a destra: Johnny Marr (chitarra), Mike Joyce (batteria), Morrissey (voce) e Andy Rourke (basso).

- Gli Smiths furono una band che, nel giro di appena cinque anni, riuscì a cambiare la scena pop e rock inglese e a plasmare l’immaginario di una generazione, tramite il loro inconfondibile stile jingle-jangle e i loro testi poetici e arguti, spesso associati (in modo riduttivo) al “miserabilismo”.
Tutto ebbe inizio il 22 maggio 1982 a Manchester, quando Johnny Marr si presentò alla porta di Steven Patrick Morrissey, al quale era arrivato tramite l'amico in comune e chitarrista Steve Pomfret, per chiedergli di formare una band. Morrissey, sorprendentemente, accettò l'offerta, e tra i due nacque subito un forte legame di amicizia.

Johnny Marr, all'anagrafe John Martin Maher (nome che cambiò per non creare confusione con l'omonimo batterista dei Buzzcocks), nacque ad Ardwick nel 1963. Come Morrissey, veniva da una famiglia di immigrati irlandesi, e visse un’infanzia serena nella periferia di Manchester. Fin da piccolo si interessò di musica, era un appassionato dei T. Rex, di Bowie, Iggy Pop e Patti Smith, e presto dimostrò un talento notevole come chitarrista, prendendo parte a diverse band. 
Steven Patrick Morrissey, una figura piuttosto controversa, nacque a Hulme, Manchester, nel 1959. La complicata situazione famigliare e la separazione dei genitori lo segnarono, portandolo a soffrire di depressione. Questo malessere diventerà un suo tratto distintivo, che caratterizzerà le liriche degli Smiths. In quel periodo, Morrissey trovò rifugio nella passione per la letteratura, la musica e la cultura pop degli anni ‘60. I suoi idoli erano Oscar Wilde e James Dean, ed era un grande fan dei New York Dolls e Patti Smith. Da ragazzo si diede al giornalismo musicale e fece il cantante nei Nosebleeds. 

Morrissey e Johnny iniziarono immediatamente a scrivere canzoni insieme, e una delle prime cose che decisero fu il nome della band: The Smiths. Voleva essere una critica nei confronti dei nomi dei gruppi di quegli anni, elaborati e pomposi, e come disse Morrissey in un’intervista: “Era il nome più comune, ed era tempo che la gente comune del mondo mostrasse il proprio volto”. 
Presto iniziarono a cercare altri musicisti per incidere dei demo e Johnny ingaggiò il batterista Simon Wolstencroft dei Fall e il fonico Dale Hibbert al basso. 
 Simon, tuttavia, li lasciò dopo poco e venne rimpiazzato da Mike Joyce, ex punk, appena prima del loro concerto di debutto al Ritz di Manchester. Si esibirono la sera del 4 ottobre 1982 come spalla dei Blue Rondo à la Turk. Dopo quel concerto, Johnny capì che Dale non era all’altezza del gruppo, e offrì la posizione al suo amico d’infanzia Andy Rourke, dal quale si era distanziato a causa dei suoi problemi con l’eroina, a patto che non facesse più uso di droghe. 

Gli Smiths a Manchester, 1984.
Con la formazione definitiva, gli Smiths iniziarono a comporre canzoni, passando gran parte delle loro giornate insieme. Organizzarono diversi concerti a Manchester e poi al Rock Garden di Londra, dove riuscirono a guadagnarsi il contratto con l’etichetta discografica indipendente Rough Trade il 6 maggio 1983. Il 13 maggio uscì il loro primo singolo, Hand in Glove, che permise agli Smiths di ricevere l’invito per partecipare alle session del famoso John Peel Show su Radio 1 della BBC. La canzone era nata una sera dell’inverno precedente, quando Johnny Marr era a casa dei suoi genitori con la fidanzata Angie, e stava strimpellando distrattamente su una vecchia chitarra acustica. Cominciò a suonare un riff e capì di trovarsi di fronte a qualcosa di importante, ma dato che non aveva nulla con sé per poterlo registrare, si fece accompagnare in macchina da Angie fino a casa del cantante, mentre lei lo incitava a farlo più “alla Iggy Pop”. Johnny continuò a suonare ossessivamente quel riff nella vettura finché non arrivarono a destinazione, e uno scocciato Morrissey gli aprì e si precipitò a prendere il registratore. Un paio di giorni dopo il cantante aveva scritto il testo, la provarono con la band, e furono estremamente soddisfatti del risultato, considerandola la cosa migliore che avessero scritto fino a quel momento. 
Nei mesi a seguire gli Smiths pubblicarono altri singoli che portarono la loro fama a crescere sempre di più come Reel Around the Fountain, What Difference Does it Make?, Handsome Devil, e This Charming Man, che si piazzò immediatamente nella Top 30 e che gli fece guadagnare la loro prima apparizione a Top Of The Pops. Il 24 novembre Morrissey si presentò davanti alle telecamere della BBC in camicia da donna e con i suoi gladioli in mano, un omaggio al decadentismo dandy di Oscar Wilde, che diventeranno simbolo degli Smiths.



La copertina è uno scatto tratto dal film Flesh
del 1968, tutti i design erano curati da Morrissey.
The Smiths

Il loro primo album, The Smiths, era stato originariamente registrato a metà del 1983. Tuttavia, il produttore John Porter considerò le registrazioni “stonate e fuori tempo”, e si offrì di rifarle lo stesso settembre. Così, l’album uscì il 20 febbraio 1984, e raggiunse il secondo posto nelle chart inglesi. Con questo disco gli Smiths si ponevano in contrasto con il synth-pop dell’epoca, proponendo invece un rock basilare, incentrato sugli inconfondibili arpeggi di chitarra jingle-jangle di Marr. L’album era composto da lente ballate tra cui Reel Around the Fountain, The Hand That Rocks the Cradle e Suffer Little Children (che parlava dei Delitti della Brughiera), e da canzoni più dinamiche e pop come This Charming Man, Hand in Glove, Pretty Girls Make Graves e Still Ill. In questo disco, le liriche personali e decadenti di Morrissey, piene di riferimenti a Wilde e Shelagh Delaney, trattavano di solitudine e argomenti controversi con ironia e intenzionale ambiguità. Le critiche verso la politica e le allusioni omoerotiche diedero luogo a diversi scandali con la stampa. Lo stesso novembre uscì la raccolta Hatful of Hollow, che conteneva le registrazioni delle Peel Sessions e alcuni singoli e b-sides. 

Meat is Murder

La copertina è tratta dal documentario In the Year of the Pig,
sulla guerra in Vietnam. La scritta sul casco del soldato è
stata cambiata da Morrissey.
L’11 febbraio 1985 uscì Meat is Murder, che gli Smiths decisero di produrre da soli, col solo aiuto di Stephen Street. L’album fu un enorme successo, piazzandosi alla prima posizione nelle classifiche inglesi. Qui Morrissey prese posizioni politiche più radicali contro il governo Tatcher e la famiglia reale, e come lascia intuire il titolo, avviò una campagna pro-vegetariana tanto da costringere tutti i membri della band ad abbandonare totalmente il consumo di carne.  Dal punto di vista musicale, questo disco presentava delle sonorità nuove, dai riff rockabilly di Marr che ritroviamo in canzoni come Rusholme Ruffians, all’incredibile bassline funky di Rourke in Barbarism Begins At Home. L’album è pervaso dallo spirito di denuncia sociale, da The Headmaster Ritual, una critica nei confronti del repressivo sistema scolastico inglese, fino alla title track, una macabra e sinistra canzone che si apre con il rumore metallico dei macchinari da macellazione e i lamenti degli animali, l’accorata voce di Morrissey che da voce alla loro sofferenza. Dato il grande successo dell’album, gli Smiths fecero un lungo tour sia in Europa e negli Stati Uniti, durante il quale iniziarono a scrivere le tracce per il disco successivo. Tuttavia, la pressione della fama e la stanchezza cominciavano a farsi sentire tra i membri della band, soprattutto Johnny e Morrissey, che avevano oltretutto il gravoso ruolo di manager.

The Queen is Dead

La copertina, raffigurante Alain Delon, è stata
tratta dal film Il ribelle di Algeri, del 1965.
L'album, considerato il migliore della band, fu pubblicato il 16 giugno 1986, raggiungendo il secondo posto nelle classifiche britanniche e la sua uscita fu ritardata a causa di una disputa legale con la Rough Trade. The Queen is Dead si apre con la title track, introdotta da un estratto del film La stanza a forma di L, e le chitarre cariche di feedback, stratificate e ripetute in modo ipnotico di Marr, che richiamano How Soon is Now. Quest'album presenta nuovamente un cambio nello stile degli Smiths; da un lato troviamo canzoni più allegre e veloci, con influenze rockabilly e folk come Frankly Mr Shankly e Vicar In a Tutu, dall'altro tracce più malinconiche come There Is a Light That Never Goes Out, e ballate pervase dal senso di angoscia e solitudine come I Know It's Over e Never Had No One Ever. Le liriche di Morrissey assumono toni più ironici e satirici, e la critica politica si intensifica specialmente nei confronti della monarchia, come testimonia il titolo (che in origine doveva essere Margaret On The Guillotine, riferendosi a Margaret Tatcher). In Bigmouth Strikes Again, uno dei due singoli estratti dall’album, il cantante si paragona ironicamente a Giovanna D’Arco a causa della sua “lingua lunga”,e l’atmosfera esoterica ne fa la sua fortuna tra il pubblico goth. A inizio nel 1986 Andy Rourke venne allontanato tramite per un paio di settimane dalla band per i suoi gravi problemi di tossicodipendenza, diventati ormai evidenti. Venne a sapere della sua uscita dalla band tramite un post-it lasciato da Morrissey sul cofano della sua macchina. Per sostituirlo assunsero Craig Gannon, che dopo il ritorno del bassista rimase nella band per supportarli dal vivo come chitarra ritmica, dato che le composizioni di Marr erano diventate troppo articolate per essere suonate su una sola chitarra.            

Strangeways, Here We Come

La copertina è tratta da una scena del film
 La valle dell’Eden, del 1955.
Durante il 1987, escono due raccolte: Louder Than Bombs e The World Won’t Listen, e gli Smiths iniziano a registrare Strangeways, il loro ultimo album. Si è a lungo speculato sul periodo precedente allo scioglimento, ma la band e il co-produttore Stephen Street ricordano che l’atmosfera in studio fosse serena e costruttiva. Tuttavia, la pressione si fa sentire per Morrissey e specialmente per il ventitreenne Marr, che si ritrovavano a dover gestire in tutto e per tutto una band di tale successo. L’album, che prende il nome dal carcere vittoriano di Manchester, si distacca nettamente dalla produzione precedente; l’intento era infatti di abbandonare il tipico sound jingle-jangle per creare qualcosa di totalmente nuovo. A questo scopo, gli Smiths introducono nuovi strumenti quali pianoforte (col quale si cimentò il cantante in Death of a Disco Dancer), synth, arrangiamenti d’archi e sassofono. L’album è un progetto ambizioso, che tutti i membri della band reputano il loro miglior lavoro, e che Marr indica come la direzione musicale che avrebbe voluto intraprendere col gruppo. Dal punto di vista delle liriche, per quanto sofisticate e argute, l’album manca di coesione; temi ricorrenti sono solitudine, malinconia, umorismo macabro e più di tutti, la morte. Marr, che mirava principalmente a rinnovare il proprio sound, creò delle articolate composizioni rendendo le chitarre distorte o metalliche, come testimoniano I Started Something I Couldn’t Finish e Stop Me if You Think You’ve Heard This One Before. Tra le tracce troviamo anche Girlfriend In a Coma, dal basso di ispirazione reggae, Paint a Vulgar Picture, un’ultima invettiva all’industria musicale, e Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me, una ballata abbondantemente orchestrata dalla struggente bellezza. Precedentemente all’uscita dell’album, Johnny Marr si prese una pausa dal gruppo che venne accolta da loro con sgomento, e poi ufficializzò la sua uscita definitiva l’8 agosto 1987. Se i vari dissidi tra i membri furono uno dei fattori, il rapporto tra Morrissey e Marr, il cuore della band, ne fu il motivo principale. Infatti, i due volevano intraprendere due direzioni artistiche totalmente diverse, e la loro amicizia intima e sempre più esclusiva portò il cantante ad ostacolare le collaborazioni di Marr con altri artisti. Dunque, Strangeways, Here We Come uscì il 28 settembre, trasformandosi nel requiem finale della band, e ascoltandolo non si può che pensare alla sorte degli Smiths. Così, sulle note di I Won’t Share You, in un ultimo accorato dialogo tra chitarra e voce si chiudono l’album e la carriera di una band, con i versi “I’ll see you somewhere, I’ll see you sometime…” che hanno a lungo lasciato sperare i devoti fan.

Dopo lo scioglimento degli Smiths, Morrissey intraprese una fortunata carriera da solista, pubblicando il suo primo album ad appena un anno dall’accaduto. Johnny Marr si stabilì negli Stati Uniti e prese parte a diverse collaborazioni con Talking Heads, The The, The Healers e Noel Gallagher. Fondò gli Electronic con Bernard Sumner dei Joy Division e New Order, e anche lui avviò poi una carriera da solista. Andy Rourke, come Joyce, inizialmente collaborò con Morrissey, poi con Sinéad O’Connor, i Pretenders, e a numerosi altri progetti. È morto il 19 maggio 2023 a seguito di una malattia. Mike Joyce collaborò poi con i Buzzcocks, i Public Image Limited e fondò gli Aziz. Nel 1989 insieme a Rourke avviò una causa legale contro Morrissey e Johnny Marr riguardo le royalties degli Smiths, pretendendo che i profitti venissero spartiti in modo uguale tra i membri e sostenendo di non aver mai accettato che i due prendessero il 40% a testa in quanto compositori e manager. Nel 1996 Joyce e Rourke vinsero la causa, ottenendo rispettivamente un milione di sterline di risarcimento (e dopo il ricorso del cantante, un altro milione di arretrati e il 25% dei diritti), e una cifra forfettaria di 83.000 sterline, accettando il 10% dei diritti e rinunciando a future rivendicazioni. Morrissey rimase particolarmente segnato dalla causa legale, sostenendo che Joyce avesse rovinato ogni bel ricordo rimasto degli Smiths.
L’anno scorso è stata fatta un’offerta allettante ai membri rimanenti della band per una reunion e un tour mondiale. Morrissey aveva accettato immediatamente, volendo omaggiare i fan prima che fosse troppo tardi, ma Marr e Joyce hanno rifiutato in parte a causa della scomparsa di Rourke, infrangendo così per sempre la speranza di un ritorno degli Smiths.

Chiara Merani

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