Chronopolis, un film sperimentale
Chronopolis è un film di fantascienza del 1982 realizzato dal regista e animatore polacco Piotr Kamler. Completamente registrato in stop-motion, il film richiese cinque anni di produzione prima di essere terminato e, anche dopo il suo completamento, subì ulteriori modifiche con la rimozione di 14 minuti dalle riprese definitive lasciando il film senza dialoghi. L'opera si inserisce in un filone dell’animazione sperimentale europea, avvicinandosi a lavori come L’Ange di Patrick Bokanowski, entrambi proiettati fuori concorso al Festival di Cannes del 1982, e ai corti di Jan Švankmajer.
La storia, come già espresso dal titolo, è ambientata nella città del tempo, una vasta metropoli sospesa nello spazio, governata da esseri immortali. Annoiati dalla loro vita eterna, essi si dedicano al controllo del tempo e della materia, plasmando questi elementi in oggetti bizzarri che possano intrattenerli, in attesa del "dono supremo", una forza o un potere, in grado di cambiare radicalmente il ciclo continuo della loro esistenza.
Sarà la figura di un uomo ad entrare in contatto con questa realtà surreale e a cambiarne le dinamiche.
Quanto detto è già preannunciato in parte nell'incipit del film:
"Non esiste una prova certa che la città di Chronopolis non sia mai esistita. Al contrario, sogni e manoscritti concordano nel rivelare che la storia della città è una storia di eternità e desiderio. I suoi abitanti, ieratici e impassibili, hanno come unica occupazione e unico piacere comporre il tempo. Nonostante la monotonia dell'immortalità, vivono nell'attesa: un evento importante deve verificarsi all'incontro di un momento particolare e di un essere umano. Ora, questo tempo atteso da tempo sta per arrivare... "
Nella città dallo stile futurista, si respira un' atmosfera cupa e nuvolosa, caratterizzata da ambienti vuoti e spogli di vita. Questi spazi desolati dalla carnagione bianco d'osso non sono solo il frutto di una specifica scelta stilistica dell'animazione, caratterizzata da texture materiche e un'attenzione particolare a luce e ombre che contribuiscono a creare un senso di monumentalità e mistero, ma anche della colonna sonora di Luc Ferrari, che intensifica il lato tetro della città, segnata dai toni grigi e torbidi dell'arancione.
Paola Pippia
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